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La Storia di Nando

   
     
CORRERE o non correre, non è questo il problema. Non ho mai voluto partecipare al dibattito della corsa in tempo di coronavirus, né domandarmi quello che mi consigliavano no di fare dopo la diagnosi di Linfoma Follicolare. E non lo farò. Parlo per me. Solo per me. Senza giudicare nessuno. La corsa mi ha salvato la vita quando alla fine del 2018 finii incatenato in un pozzo buio. Tutto era dolore, sconforto. Soprattutto il domani che al solo pensarci si trasformava in una martellata sulla testa, in una rasoiata sulla schiena. Artigli sul petto che mi strappavano la pelle. Disperato, lanciai al futuro il mio ultimo Sos in una bottiglia immaginaria: riprendere a correre. La scia di quella bottiglia divenne un filo luminoso al quale mi aggrappai per uscire dal pozzo.
 
Un metro alla volta, un passo alla volta. Cadevo, mi rialzavo. Cadevo ancora e mi rialzavo. Urlando di fatica, imprecando per il dolore, disidratato con la testa sotto una bottiglia d'acqua o intirizzito dalla pioggia. Folle. Sgraziato e inesperto. Ma mi sono ripreso la vita sotto quel traguardo a Valencia, un anno dopo aver lanciato quella bottiglia. Un uomo nuovo, sempre più ricco di emozioni e di amici grazie proprio alla corsa. Non ho più smesso di correre da allora, con ogni tempo e senza confini. Così ora corro con metodo ma la corsa (soprattutto quello che mi ha insegnato) continua a salvarmi la vita. Vivo ogni giorno come un chilometro di una corsa. E affronto i momenti di crisi pensando che posso vincere per la prima volta una maratona. Quella più bella. Quella della vita. Per la vita.
 
Cado, mi rialzo. Cado ancora e mi rialzo. Dura non soffrire per tutte quelle vite strappate che ti riaprono vecchie e nuove ferite nel bollettino, purtroppo anche di morte. Non interesserà a nessuno, ma mi sono fatto crescere la barba. Non so se manterrò il voto di tagliarla fino a che non potrò più correre . Così, la mattina davanti allo specchio, oltre a ringraziare Dio, potrò pensare per un attimo alla corsa e dire: “Che barba!”.
Nando
 

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